BURGOS CORO


Novità anno scolastico 2008/2009

Nasce il coro burgos aperto a tutti. Il percorso didattico prevede un incontro settimanale. Il programma prevede: lettura musicale cantata, principi di vocalità, momenti di ascolto guidato, facile repertorio corale a più voci, circle song.

BURGOS CIRCLE

Il Progetto Burgos Circle ideato da Albert Hera è rivolto a cantanti, strumentisti, compositori che vogliano ampliare la loro formazione musicale e culturale con un attività atta ad alimentare la creatività e la “libertà esecutiva”.

Le Opere Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 15 Ottobre 2008 22:35

LE OPERE

Il Sabato del Villaggio : idillio pastorale in un atto, su libera interpretazione del famoso componimento poetico leopardiano. Prima della grande esecuzione pubblica per il matrimonio principesco del 1883, questo “oratorio” (così lo definiva il Maestro) venne eseguito nel 1880 , in una riduzione per orchestrina di archi, arpa e pianoforte, soprano Pia Pelissier-Donati, mezzosoprano Ernestina Parsi Volpicelli, sempre interpretato dall’Orchestra e dai Cori della Regia Accademia Filarmonica di Roma.

Il 21 Gennaio 1899 venne eseguito, per grande orchestra,al Teatro Civico di Cuneo; le interpreti furono Bianca Barbieri-Grandi e Medea Busi, direttore d’orchestra il Maestro Zurlo, direttore del coro il Maestro Jurilli.

Il libretto, di livello letterario piuttosto scarso, fu scritto da Mario Gori, autore anche della “Marion Delorme” mai musicata dal Baravalle; stampato dalla tipografia fossanese M.Rossetti nel 1899 è conservato nella Biblioteca del Conservatorio di Torino.

Non vi è preludio e l’idillio è in due parti:

“In campagna” e “Nel villaggio”.

In una calda giornata estiva, una donzelletta (soprano) torna al villaggio, giocando con i fiori e l’erba che ha raccolto, ascoltando il suono della piva di un pastore lontano. Anche i contadini tornano alle loro case, cantando. Nella seconda parte, una vecchina (mezzosoprano) sta filando, in compagnia delle sue vicine e canta, riandando alla sua gioventù. L’Ave Maria e i rintocchi delle campane interrompono tutti i canti, e i vari personaggi si raccolgono in preghiera, finchè altre campanelle annunciano la festa. Tutti così riprendono a cantare, fino a notte, quando nel silenzio si odono solamente i cupi canti degli uccelli notturni.

 

La Messa da Requiem è il primo lavoro di rilievo del Maestro Baravalle, Messa funebre per grande orchestra, soli e coro che vinse un concorso bandito dall’Accademia nazionale di Santa Cecilia in Roma nel Luglio del 1886. Fu eseguita nel Duomo di Torino il 28 Luglio 1886 per celebrare il trentasettesimo anniversario della morte di Re Carlo Alberto, alla presenza dei Reali e di tutte le autorità civili e religiose.Il Maestro guidava l’orchestra, direttore del coro era il Maestro Vigna, cantarono i Signori Bonucci (tenore), Dadò (basso profondo), Bedoni (basso centrale) e il Signor Biglietti (secondo tenore). La critica del tempo premiò l’ingegno del giovane Baravalle, paragonando la sua Messa al Requiem di Verdi. Quando, nell’inverno successivo, la Messa fu ripetuta al Pantheon, la Regina Margherita si congratulò personalmente con il Maestro e il Re Umberto I lo nominò Cavaliere.

 

Andrea del Sarto è l’opera eccellente del Maestro Baravalle, presentata il 20 Novembre 1890 a Torino al Teatro Carignano. L’opera, in tre atti, fu rielaborata nel libretto e nella musica e rappresentata nel 1913 a Porto Maurizio e ad Alessandria, e di questa versione esiste una riduzione di G. Foschini per canto e pianoforte. Esiste anche un’edizione in quattro atti, non altrettanto fortunata. A monte, il Baravalle scrisse l’atto unico in cinque scene Amore d’artista che partecipò nel 1890 al Concorso Sonzogno e, dopo quest’opera, il dramma intimo in due atti Il Vannucchi.

Cantarono alla prima: nel ruolo di Lucrezia, Adriana Busi; in quello di Dalia, Giulia Novelli; in quello di Gremio, L. Cromberg e in quello di Cordiani, Giuseppe Russitano. Il grande baritono wagneriano Senatore Sparapani che interpretò Andrea, ebbe innumerevoli chiamate e bis. L’opera fu diretta da Podesti e Vigna.

Dopo un anno l’opera venne ripetuta a Roma, alla presenza della Regina Margherita, e in seguito nei vari teatri italiani; nel 1913, arrivarono parecchie richieste da paesi esteri e, nonostante il Baravalle fosse andato a Vienna per la firma di un importante contratto con un impresario tedesco, l’inizio della Prima Guerra Mondiale pose fine bruscamente ad ogni sogno.

L’opera trae ispirazione dal dramma lirico del 1833 di De Musset, in tre atti poi ridotto a due per problemi di censura, la cui prima edizione completa è del 1853, ristampata nel 1856.

Personaggi principali: André del Sarto, peintre – Cordiani, élève d’André –Grémio, concierge – Lucretia del Fede, femme d’André. In un atmosfera critica di quasi superficialità, viene descritto il dramma intimo di un marito anziano, in declino anche come artista.

Il poeta inglese Robert Browning nel 1855 pubblicò, in “Men and Women, quattro poesie e tre monologhi”, il poemetto “Andrea del Sarto, called the faultness painter”, ispirandosi al quadro “Andrea del Sarto e sua moglie” in Palazzo Pitti; il monologo toccante di un marito tradito che ama intensamente la giovane moglie venne tradotto in Italia nel 1896 da G. Biagi, nel 1922 da L. Pellegrini e nel 1923 da C. Chiarini.

Importanti sono i drammi storici di Paul Puget “Andrè del Sarto”, op. 2 del 1848 e “Andrea del Sarto” tre atti del 1853 di G. Andrea Bisuntini.

Ma la fonte più completa della vita e delle opere dell’artista è “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architettori” tomo V di Giorgio Vasari, che lo conobbe per essere stato ragazzo della sua bottega. Andrea nacque il 16 Luglio 1486 a Firenze, dove morì nel 1531; artista di spicco del tempo, trascorse una vita infelice con una moglie che lo trascinò in rovina. Certo non si può essere sicuri che il ritratto del Vasari corrispondesse in pieno alla realtà e nemmeno sulla causa delle sua morte si può esser certi.

Il personaggio di Dalia nasce dalla penna di Ghislanzoni: ella è una modella ex amante di Cordiani che rivela ad Andrea la tresca tra sua moglie Lucrezia e il suo allievo.

Trama: Andrea sta festeggiando il suo compleanno con i suoi allievi, ma manca il suo prediletto, Cordiani. Il giovane cerca di fuggire al sentimento che prova per la moglie del suo maestro, ma non riesce a resistergli e confessa alla donna il suo amore. Gremio, vecchio amico di Andrea, impedisce il tradimento e Cordiani tenta il suicidio, salvato però da Andrea. Nel secondo atto, Dalia per vendicarsi dell’abbandono di Cordiani, racconta ad Andrea il tradimento della moglie. Gremio e Lucrezia intervengono prima che i due uomini si battano in duello, raccontando il vero, ma Andrea, disperato, si avvelena e muore.

Ghislanzoni aveva sessantaquattro anni quando scrisse il libretto dell’opera suddetta: fu baritono, letterato e giornalista di fama ai suoi tempi. Certo, il libretto acquistato dal Baravalle non brillava per passione poetica e fu il Maestro a trasmettere i sentimenti con la sua musica, nonostante una certa frammentarietà. Il Baravalle seguì le intuizioni di Ponchielli, che aveva creato quel fraseggio che segue l’impulso emotivo nella Gioconda del 1876, ove l’accento vocale, in brevi espressioni melodiche, veniva riproposto in vari gradi in evoluzione, secondo il più puro stile verista.

Il preludio dell’opera definitiva del Maestro Baravalle è, senza le parole, il concertato del terzo atto della prima edizione del 1890: notevole, il primo tema di Andrea, drammatico e intenso, seguito dal tema dominante del duetto con Dalia, che si stempera in quello tra Dalia e Cordiani “D’amor son queste lacrime”: forse, la sezione centrale con fragore di corni e fagotti, le idee non collegate armoniosamente e il tempo che muta troppo spesso, fan sì che il brano risulti non proprio perfetto.

In tre parti, nell’ultima viene ripreso il motivo del duetto tra la moglie di Andrea e Cordiani, che va a morire in un ppp.

La scena che segue vede il protagonista, sottolineato dal basso teso, che colloquia con il coro di allievi, creando un contrasto con la leggerezza dell’allegro di sole donne e tenori, con ritmi acefali e terzine di crome puntate. Nel Tema del sospetto i violoncelli danno il senso della sventura, diventando lancinanti quando Andrea rimira il ritratto della moglie nel terzo atto. Il coro riprende in un ff. “Ai colli!” e si spegne fino al pp.

Bruscamente, ecco la romanza di Lucrezia, particolarmente riuscita, delicata, dolce e melodiosa: ella cammina verso il cancello, ma poi ritorna triste verso la casa con l’attacco del pp. ”Lentamente e senza rigore di tempo seguendo il canto”. Segue il duetto con Cordiani, ben legato al brano precedente con varie tonalità che circolano tra vari gruppi di strumenti: con il buon uso del cromatismo, si intrecciano frasi in modo particolarmente felice. Lucrezia cede al sentimento per Cordiani , prima di “Non lacrimar, sorridimi”e la melodia vola lirica con gli archi in “T’amo e rapita l’anima”, con la brusca lacerazione della comparsa di Gremio, in un’atmosfera agitata ben figurata di semicrome con pause brevissime tra loro. Nel primo finale è interessante una frase ff., come anche quella di Cordiani che si riprende,dopo essere svenuto. Il secondo atto è un’allegro coro di quartine di semicrome puntate in pregressione, che esprimono la festa delle modelle e dei pittori.

Si balla poi come nel rinascimento, terminando con il ricordo di “Viva la festa!” del primo atto.

“O sacro asil”, la romanza di Cordiani, è un brano intenso , elegante, dove la voce si dispiega con ,a sostegno, alcuni interventi dei corni e i violini.

Gremio duetta con Cordiani nel risvegliare la sua coscienza, convincendolo a lasciare la città.

Andrea si rivolge al ritratto della moglie, mentre l’orchestra ripete il dolce tema del preludio del primo atto, ma la scena si interrompe e inizia il duetto con Dalia, bello e disperato, il brano sicuramente più riuscito dell’opera, dove una frase in ff. con unissono di ottoni rende il doloroso dramma e, ripetuta dai violoncelli e dai contrabbassi, apre l’atto terzo.

Il finale presenta un’aria di Dalia che lascia un senso d’attesa per ciò che avverrà.

L’intermezzo è più continuo dell’ouverture e cede il posto all’inizio dell’atto terzo, con il duetto amoroso di Lucrezia e Cordiani: il momento è cupo, la melodia rammenta il modello verdiano e la romanza “Bella qual mai non fu” è veramente di pregevole fattura. Andrea rimira il suo quadro e il nobile cantabile sfocia nella frase dolorosa dei violoncelli dell’atto primo. Seguono i rintocchi dei timpani a sottolineare la drammaticità del momento ed è delicatamente squisito “Dio, tu lo veglia”.

Nel finale d’opera, la tormentata frase in Maggiore “Oh sposa!” conclude in bellezza, prima di lasciare cantare i cori forse un po’ fiaccamente e affidare al violino solista la conclusione, dopo la morte di Andrea.

L’edizione in quattro atti comprende una Pavana che viene conservata quale tema del recitativo dei giocatori e di Andrea nella scena con Lucrezia, nell’atto terzo, al termine della quale Andrea sfida a duello Cordiani e l’atto quarto, dopo il preludio (che è quello del terzo atto), prosegue con l’aria di Dalia che chiede perdono a Cordiani. Dopo una scena drammatica tra i Due, di prosegue con l’atto terzo.

Negli anni ’30 la radio italiana e quelle dei principali paesi europei trasmisero l’opera più volte.

A Cuneo, nel Teatro Civico Toselli, il 19 e 20 Maggio 1962 l’Andrea del Sarto fu diretta dal maestro Ino Savini, e interpretata dal baritono Giuseppe Valdengo, pare grazie alla sovvenzione governativa del Ministero dello Spettacolo ottenuta dall’Onorevole Luigi Bima.

 

 

Iglesias o Cuore sardo

 

Fu rappresentato a Torino, al Teatro Vittorio Emanuele, il 12 Novembre 1907, suscitando un successo ottimo di pubblico, anche se la critica sollevò qualche riserva .

Il dramma in un atto su versi di Enrico Golisciani venne interpretato da Francesca Solari, Fulgenzio Abela, Carlo Torrione e Silvio Beccucci, con la direzione del Maestro Zuccani.

Il Golisciani, dal breve dramma “In Calabria” del napoletano Federico Mastriani, trasse l’idea per scrivere il libretto nel 1893, ispirandosi a una storia d’amore del 1861 avvenuta nel villaggio sardo di Atzara, vicino ai monti dell’Iglesias. Nel 1903 il Baravalle decise di musicarlo e il Goliscaini lo rivide e lo ridusse. Il Maestro Baravalle scrisse anche una versione in francese per poter rappresentare l’opera all’estero e poco mancò che venisse già rappresentata al Teatro La Pergola di Firenze nella primavera del 1910.

Allora erano molto in voga queste fosche atmosfere di passione e morte, in pieno stile verista e nel 1911 l’editore viennese Weinberger ne richiese la partitura, come altri fecero da tutta l’Austria e la Germania. Pure Sonzogno nel 1912 si interessava all’opera, ma anche questa iniziativa finì nel nulla: la malattia e la guerra posero fine a tutti i sogni del Baravalle.

 

 

 

Inno degli Alpini Sciatori

 

Su versi del tenente del III Alpini Corrado Venini, scritti nell’inverno 1908/09 per il I Campionato internazionale di sci di Bardonecchia, letti al Baravalle dal genero, il tenente dei carabinieri Bianchini, il Maestro in poche ore musicò e il celebre inno fu presentato al Comandante della Brigata Alpina cuneese gen. Ragni che lo dichiarò inno ufficiale del III reggimento Alpini.

Fu stampato il 2 Febbraio 1909 dall’Editore Sgatteri della Galleria Subalpina di Torino e ristampato altre cinque volte. Il Baravalle offrì migliaia di copie per la Biblioteca del soldato e fece preparare da Roggero & Tortia di Torino delle cartoline postali pieghevoli con lo spartito per canto.

Furono fatte anche versioni per coro e orchestra, riduzioni per orchestrina e pianoforte, per banda e canto in FA, per coro e fanfara, per coro e pianoforte, per banda sola.

Al Conservatorio “G. Verdi” di Milano il 15 Dicembre 1915 al concorso per la composizione di Canti della Nuova Italia, il Baravalle presentò il suo inno, ripreso e adattato ai versi di Corrado Corradino, che divenne il popolare “Madre Italia”, giudicato ottimo dal referendum. Il manoscritto per canto e pianoforte è conservato presso la Biblioteca musicale “A. Della Corte” di Torino.

Alla presenza dei Regnanti inglesi e di tutta la corte, l’inno degli Alpini Sciatori, tradotto da Raffaello Piccoli ed eseguito da un coro di bambini, fu presentato in un famoso concerto organizzato dalla Croce Rossa Italiana a Londra al fine di raccogliere fondi per l’esercito italiano a Londra il 13 Novembre 1916. Ne venne diffusa un’edizione intitolata “March of the Alpin Troops”, eseguita frequentemente alla Radio Inglese.

2000 cantori e 600 strumentisti eseguirono l’Inno degli Alpini Sciatori nel 1930 a Roma alla presenza del Capo del Governo in uno spettacolo eccezionale che il principe di Savoia accettò quale omaggio per il suo prossimo matrimonio.

 

 

 

Il mare , tratto dalla poesia di Ugo Fleres, è un breve brano per coro di soli uomini del 1887.

Venne eseguito con successo per la prima volta l’8 Agosto 1887 a Venezia dalla Società Corale L’Amicizia di Torino. Alcuni critici rimasero sconcertati dall’originalità dell’espressione artistica del Baravalle, che si inseriva di diritto nella nuova corrente verista.

I tenori e i bassi ben interpretano il commovente canto dei pescatori, che fu eseguito ancora a Torino al Teatro Alfieri il 18 Maggio 1891 dalla Società Corale L’Amicizia e il 18 Giugno 1912 dalla Società Coristi Teatrali.

 

 

 

Cansoun d’serja (Campane a sera) è un coro popolare in dialetto del Monferrato a quattro voci su versi di Vincenzo Buronzo.

 

 

 

Canzone della Luisina è una lirica per canto e pianoforte, molto graziosa, che il Maestro Baravalle scrisse nel Giugno 1883 a Trinità per la sua primogenita.

 

 

 

Da j’erbo le feuie a casco pian…(titolo originale della delicata romanza “Malinconia!” sui versi di Elisa Vanoni Castagneri) per canto e pianoforte del 1931. Esiste nella tonalità di RE Magg. e di REb Magg.

 

 

 

Chi la fa l’aspetti è una romanza da camera, un grande successo del Baravalle, molto apprezzata nei salotti del tempo, edita da Sgallari a Torino.

 

 

 

Spes ultima dea è una meditazione per tenore e pianoforte, tradotta “Chi non spera muore”, su testo di Lorenzo Stecchetti.

 

 

 

Donna, vorrei morire è una melodia per tenore, sempre su versi dello Stecchetti, ed edita anch’essa da Blanchi e poi da Denina. Una parentesi merita il personaggio di Lorenzo Stecchetti, audace e scandaloso per i tempi, che nascondeva il nome di Olindo Guerrini, un galantuomo che intendeva scuotere l’ipocrisia della morale comune nel primo Novecento.

 

 

Effetto d’amore è una famosa romanza per canto e pianoforte edita da Denina su versi di Nino Pettinati, giornalista e amico del Baravalle, che tanta parte ebbe nell’accordo con il Teatro Costanzi per allestire l’Andrea del Sarto.

 

 

 

Morrò! del colonnello P. Ghersi , in chiave di sol con accompagnamento di pianoforte, è dedicata al fratello Carlo e fu composta il 20 Febbraio 1877.

 

 

 

Torna! di V. Vaccaro, edita come la precedente dal Blanchi, melodia anche questa dedicata al fratello Carlo, composta il 28 Novembre 1877.

 

Chi vuole de’ miei fior è una canzonetta dedicata dal Maestro Baravalle, su testo di Rotondi, alla Lentissime Signorine Letizia e Cecilia Pepoli.

 

 

 

Il Baravalle musicò una strofetta di Edmondo Pianesi, proprietario della Bottega del Caffè di Via Garibaldi 11 a Torino, che fu offerta ai partecipanti all’escursione invernale a Limone P.te indetta dalla Gazzetta del Popolo il 21 Febbraio 1932.

 

 

 

In gondola è una canzonetta su versi di Lo Stradiatti, per canto e pianoforte.

 

 

 

Nenia notturna, per canto e pianoforte, venne scritta per il soprano M. Barbero.

 

 

 

Oh ciel, chi veggo, Amelia è su versi di Ugo Fleres, sempre per canto e pianoforte.

 

 

 

Nel rapporto con il poeta di cui sopra, molto stretto, di cui si conserva anche il carteggio, si trovò anche un libretto per musica di cui il Maestro ne musicò anche alcune scene e, precisamente la romanza citata prima e il T’appressa, che è l’aria del personaggio di Amelia (soprano).

 

 

 

Amore d’artista è un atto unico del 1890, che partecipò al famoso concorso Sonzogno vinto da Pietro Mascagni, e si classificò secondo, su versi di Antonio Ghislanzoni, costituendo il nucleo principale della famosa opera Andrea del Sarto.

 

 

 

Il Vannucchi è un dramma intimo in due atti che si presenta come il successore dell’opera suddetta,

su versi di Ghislanzoni e Golisciani.

 

 

 

Da tutte le opere del Baravalle risulta chiaramente che il Maestro proponeva egli stesso ai librettisti, tutti letterati famosi al tempo, onde poter ottenere lavori precisi, importanti e di notevole spessore.

 

 

 

Pavana è una danza del XVI secolo, inserita nell’opera Andrea del Sarto alla prima rappresentazione. E’ per doppio quintetto e pianoforte, ma Denina di Torino la stampò anche per pianoforte.

 

 

La faseusa , su versi di Carlo Baretti, è una canzone popolare piemontese per archi, ottavino e pianoforte, anche ridotta per canto e pianoforte.

 

 

 

La danza delle bambole è un andantino con grazia dedicato alle sue nipotine, per archi e pianoforte ad libitum.

 

 

 

A Flora, degli anni tra il ’87 e il ’90, è una meditazione per quartetto d’archi, arpa e mezzosoprano.

 

 

Andante religioso per violino, viola, violoncello e armonium (od organo) è un’elegia del 1920.

 

 

Ave Maria per canto, archi, arpa e pianoforte, venne dedicata dal Maestro alla figlia Luisa per il suo matrimonio. Ne esistono anche una riduzione per pianoforte o armonium, una trascrizione per quintetto d’archi, canto e armonium o pianoforte, altre versioni per canto, violino e armonium e per canto, due violini e organo o armonium.

 

 

Tantum Ergo, nelle tonalità di Do Maggiore o Solb Maggiore, è per tenore e armonium.

 

 

Renada è uno dei capolavori sinfonici del Baravalle che fu eseguito più volte dall’orchestra EIAR con il Maestro Tansini. Ottenne grande successo nel 1936 al Teatro Carignano e venne ridotto anche per pianoforte.

 

 

Neige et fleurs è un altro grande capolavoro del 1908, firmato con lo pseudonimo di Aldo Sans e stampato presso l’editore parigino Goldensmatins: si tratta di un valzer-boston, ridotto poi per pianoforte.

 

 

Elegia è un brano orchestrale che venne ridotto per archi e pianoforte o arpa.

 

 

Pezzo per piccola orchestra e pianoforte è un’altra composizione sinfonica.

 

 

Un fiore è una polka-mazurka per orchestra.

 

 

All’amica lontana è un valzer-boston per pianoforte, o canto e pianoforte, che fa parte della produzione pianistica ricca e varia del Maestro Vittorio Baravalle.

 

 

Domino rosa! , trascritta da F. Lottci, è una mazurka per pianoforte o piccola banda in tre tempi.

 

 

Alba avventurata è un valzer brillante per pianoforte a quattro mani, che il Maestro dedicò alla zia

Luigia Marro Braida per il suo onomastico e che venne edito da Vismara di Milano e trascritto poi per banda.

 

 

I burattini di Giovannino dedicata al fratello, è una polka breve.

 

 

Una cara rimembranza è una mazurka per solo pianoforte.

 

 

Galop venne dedicata alla cugina Giovannina Braida Fontanella; edito da Bianchi, è per quattro mani.

 

 

Polka per pianoforte è un’altra breve composizione pianistica del Baravalle.

 

 

Cuore sardo è tratto dal finale dell’”Iglesias” e si tratta di un Preludietto-Serenata.

 

 

Vittorio Baravalle scrisse anche due libri di partimenti per pianoforte, molto originali, e delle fughe a 2-3-4- parti; di notevole valore è il testo Appunti ed esercizi d’armonia, libro voluminoso e importante.

Purtroppo, i melodrammi “Don Gerundio, Il nuovo Anfitrione, Norina e I Mori”vennero bruciati per mano dal Maestro il 7 Agosto 1921; della “Marion Delorme” è rimasto solo il libretto di Mario Gori; e anche le romanze “Primavera, Lieto augurio, A te, All’Ida mia”sono andate perdute.

La “Fernanda”, dal libretto di Enrico Golisciani, forse invece non venne mai musicata.

 

 

Concludendo, le opere del Maestro Vittorio Baravalle che tanto successo meritarono ai tempi e che solo un avverso destino ha consegnato all’oblìo, sono un inestimabile patrimonio culturale di Fossano e non solo: appartengono alla nostra Provincia Granda, alla Regione Piemonte e a tutto il nostro Paese.

Il nome di Vittorio Baravalle deve perciò tornare a risplendere in tutta la sua gloria musicale e le sue opere tornare ad essere rappresentate, amate e studiate.

 
 
Istituto Civico Musicale V. Baravalle
Via Bava San Paolo 68 - Fossano - tel. 0172/60113 - info@imbaravalle.it