Concerti

THE ORANGE SIDE – ENZO FORNIONE

Venerdì 16 dicembre 2016

Torna ai concerti in programma

Locandina Concerto The Orange Side

Dopo varie collaborazioni con altri musicisti come pianista, come compositore di musica per il teatro e autore di canzoni, Enzo Fornione torna alla ricerca di un dialogo musicale introspettivo, intimo, ritornando interamente a quella che, da sempre, è la sua seconda voce, il pianoforte.
The Orange Side è un progetto che parte quasi interamente dall’anima dell’improvvisazione. In esso viene tracciata una linea tematica che funge da guida, ma le armonie, arpeggi, soluzioni ritmiche hanno libertà di muoversi per dare spazio al sentimento istantaneo, all’interpretazione di un momento, al puro “divertimento” dell’artista.

Nasce così da uno stile definibile come “crossover”, in questo caso incrocio ed incontro tra la sonorità della musica jazz e le tematiche del pop la cui origine trova il suo centro nella percezione che il colore arancione suggerisce per la sua capacità di esprimere contemporaneamente energia e introspezione, rispecchiando perfettamente il significato del colore inteso sotto molteplici aspetti. Caldo, luminoso, simboleggiante l’ottimismo, l’equilibrio, la concentrazione e la determinazione. I brani scorrono proprio attraverso queste ispirazioni collocando il colore al centro dell’anima e mettendo la musica come mezzo su cui porre la propria libertà ed il proprio istinto. L’artista e l’ascoltatore giungono così ad un significato più ampio della semplice trasmissione del colore così come appare agli occhi. Un esempio chiaro si trova in Emission” dove si ascolta il respiro e nel respiro l’equilibrio o ancora in “Resus” la cui componente principale è la positività e la crescita e via discorrendo brano per brano come “L’attesa”, “In est”, “In ovest” (la determinazione), “Goodnight my car” (l’abbandono dalla materia allo spirito) ed infine in “Una sera” e in “Satur” si ritrova l’armonia nelle semplici cose. Ancora legato al colore ed ai suoi molteplici significati è anche il brano “L’isola di polvere”, anticamente l’arancione era infatti il colore dei condannati a morte che venivano condotti al luogo dell’esecuzione ed a questo fatto si ispira il brano. La parola “isola” in questa circostanza, simboleggia la solitudine, il distacco dalla terra, un luogo misterioso, a volte uno scenario fuori dal tempo e su questo lato negativo la parola “polvere” assume l’identità del peccato, della colpa, di ciò che vogliamo nascondere. Strutturalmente alcuni brani come “Una sera” o “In Est” vivono di quella struttura che è l’ossatura del jazz: tema (A) e improvvisazione oppure Tema
(A-B) e improvvisazione e proprio al jazz si rifà direttamente l’unico brano con altro strumento di tutto l’album, omaggio sentito alla sua patria di nascita, l’America. Altre composizioni come “Emission”, “Good night my car”, “Aletia”, “Saturn”, “Resus” invece seguono la classica “forma- canzone” basata su Strofe-Ritornello. In “In Ovest” la struttura segue invece un percorso che definirei “elastico” esattamente come in un viaggio; la partenza, il percorso, l’arrivo, l’osservare il
nuovo, e poi il ritorno ed infine il ricordo. Nel brano il cammino è identico. La partenza, con il primo tema (A), il percorso (B) una fase ritmica più concitata, l’arrivo (C) una linea che richiama al tema ma armonicamente diverso, l’osservare il nuovo (D) una sorta di stabilità, la
mano destra insiste su una linea musicale sempre uguale. Poi tutto si capovolge, ritrovando C, B e A proprio come in un viaggio a ritroso. L’improvvisazione finale che va alla conclusione del brano è il ricordo del viaggio, ciò che è rimasto dentro di noi e la sua trasfigurazione.